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Risk management

Ricerca e Sviluppo
RISK MANAGEMENT

Il progresso scientifico-tecnologico, i cambiamenti socio-demografici ed economici hanno trasformato radicalmente le società e i sistemi sanitari dei Paesi industrializzati. A questi cambiamenti si aggiungono la crescita culturale della popolazione e l’aumento delle informazioni disponibili che portano i cittadini a richiedere prestazioni assistenziali sempre più qualificate, efficienti ed efficaci e li rendono sempre più insofferenti all’errore sanitario.
Come in altri sistemi complessi, quali l’aviazione, le centrali nucleari o i sistemi di difesa militare, anche in ambito sanitario possono verificarsi incidenti ed errori. La possibilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie prende il nome di rischio clinico e gli interventi finalizzati a studiare, identificare e ridurre tale rischio prende il nome di Gestione del Rischio o Risk Management. Quando avviene un errore si è abituati a ricercare immediatamente un colpevole piuttosto che le condizioni che lo hanno favorito.
È necessario invece un cambiamento culturale per riconsiderare l’errore come un’occasione di apprendimento anziché come una colpa, creando così i presupposti per la segnalazione spontanea da utilizzare ai fini dell’analisi degli eventi avversi. Negli ultimi decenni, a livello internazionale, è cresciuto l’interesse alla gestione del rischio nei servizi sanitari, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza dei pazienti;anche la comunità scientifica ha rivolto notevole attenzione a questo tema, facendone sempre più frequentemente oggetto di esperienze di ricerca. Si sono sviluppati numerosi filoni di studio che, proprio per il carattere trasversale di questa materia, hanno coinvolto diverse aree disciplinari. Oggi, oltre che la letteratura di carattere clinico, anche la produzione economica, quella giuridica e quella aziendalistica-organizzativa forniscono preziosi suggerimenti per l’avvio di programmi.
Il Ministero della Salute ha previsto che la modalità di raccolta delle segnalazioni degli eventi avversi, errori, rischi e condizioni non sicure, venga effettuata volontariamente ed in modo anonimo dagli Operatori. L’erogazione di assistenza sanitaria infatti, nelle sue varie forme, si configura come una rilevante fonte di pericolo: la particolare natura di questa attività e l’importanza (da un punto di vista umano) dei danni che ne possono derivare, richiedono un elevato interesse sociale nei confronti della gestione del rischio nell’emergenza sanitaria territoriale del SET118 (Sistema di Emergenza territoriale).
Le attenzioni sono aumentate soprattutto perché i risarcimenti per medical malpractice che il sistema giudiziario ha riconosciuto ai pazienti sono cresciuti considerevolmente alla luce delle nuove normative (articolo 1 della legge 208/2015 e della legge sulla responsabilità professionale n.24 del 8 marzo 2017) che hanno tracciato una ulteriore strada da seguire con chiare funzioni assegnate al Risk Management e alle direzioni Sanitarie ed in particolare:
  • introduzione del sistema di monitoraggio delle attività assistenziali e della loro qualità in accordo con il sistema di monitoraggio regionale;
  • attivazione dei percorsi di audit o altre metodologie finalizzati allo studio dei processi interni e delle criticità più frequenti, con segnalazione anonima del quasi-errore e analisi delle possibili attività finalizzate alla messa in sicurezza dei percorsi sanitari;
  • rilevazione del rischio di inappropriatezza nei percorsi diagnostici e terapeutici e facilitazione dell’emersione di eventuali attività di medicina difensiva attiva e passiva;
  • predisposizione e attuazione di attività di sensibilizzazione e formazione continua del personale finalizzata alla prevenzione del rischio sanitario;
  • assistenza tecnica verso gli uffici legali della struttura sanitaria nel caso di contenzioso e nelle attività di stipulazione di coperture assicurative o di gestione di coperture auto assicurative;
  • trasmissione da parte della struttura al “Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente” (da istituirsi presso ogni regione ) dei dati sui rischi ed eventi avversi e sul contenzioso;
  • predisposizione di una relazione annuale consuntiva sugli eventi avversi verificatisi all’interno della struttura, sulle cause che hanno prodotto l’evento avverso e sulle conseguenti iniziative messe in atto e pubblicazione di detta relazione sul sito internet della struttura sanitaria;
  • istituzione dell’’Osservatorio Nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità che acquisisce dai Centri per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, i dati regionali relativi ai rischi ed eventi avversi nonché alle cause, all’entità, alla frequenza e all’onere finanziario del contenzioso e predispone con l’ausilio delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, linee di indirizzo e idonee misure per la prevenzione e la gestione del rischio sanitario e il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza delle cure nonché per la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario.

Alla luce di quanto esposto ed anche in relazione all’ esperienza Covid 19 sarebbe auspicabile che tutte le Aziende Sanitarie in cui opera il SET 118 rimodulino l’organizzazione in Dipartimenti di emergenza territoriale 118 o Aziende Sanitarie Regionali (ARES 118 Lazio e AREU Lombardia ne sono un esempio),implementando competenze specifiche nel campo del Risk Management dell’emergenza Sanitaria Territoriale che è sicuramente peculiare rispetto alla pratica Ospedaliera con rischi specifici del tutto diversi sia per i pazienti che per gli operatori Sanitari.

Si rammenta quanto sia importante in questo campo infatti la gestione organizzativa e clinica precisa dei processi con massima attenzione alla comunicazione iniziale data alla Centrale Operativa 118 o da parte del NUE 112 o in molte Regioni Italiane ancora dal Cittadino – utente con tutte le variabili del caso e, alla la pratica clinica con focalizzazione in termine di outcome , sul quintetto della prima ora (first hour quintet) composto dalle cinque condizioni cliniche arresto cardiaco – sindrome coronarica acuta - stroke , insufficienza respiratoria acuta - trauma maggiore in cui una rapida gestione preospedaliera è essenziale per la qualità di vita del paziente . La gestione del rischio nell‘Emergenza Covid 19 - analisi in senso reattivo e proattivo L’organizzazione del Sistema Sanitario di emergenza subito dopo la fase emergenziale del Covid 19, dovrebbe essere rimodulata per la serie di errori compiuti nella gestione del rischio senza che si sia assolutamente tenuto conto del ruolo scientifico essenziale del Risk Management in questo settore.

È infatti universalmente noto che sono stati compiuti errori di valutazione che hanno contribuito a implementare ulteriormente la pandemia. E’ opinione comune che all’inizio dell’insorgere del Covid 19 non siano state assolutamente applicate le elementari regole tecniche di Risk Management e di prevenzione del rischio in modo pro attivo ma, anzi, che sia stata seguita una modalità reattiva agli eventi in modo disordinato. Le motivazioni che vengono portate come attenuanti al mancato utilizzo di tali tecniche di analisi, sono state ricondotte alla non esatta conoscenza degli effetti del virus. Siamo infatti di fronte ad una malattia perfettamente sconosciuta, subdola e contro cui non abbiamo nessuna arma di difesa. Ad oggi ancora non abbiamo né farmaci né vaccini. Teniamo sempre conto che quanto noi affermiamo oggi ha molto di analisi a posteriori.

Per molti versi è stato rincorso l’evento epidemico, non siamo quasi mai riusciti ad anticiparlo e a tutto ciò hanno contribuito le continue informazioni ed i pareri scientifici contrastanti, la continua variazione delle regole per il contenimento del rischio di contagio, la mancata uniformità delle disposizioni e direttive internazionali dell’ OMS e delle istituzioni sanitarie nazionali (governative e del DPCN), oltre che regionali e Comunali e da ultimo l’autoreferenzialità in alcuni casi del Volontariato che dovrebbe seguire regole impartite da professionisti sanitari che possano operare come tutor pronti ad intervenire con indicazioni sicure e precise. È mancata d’altra parte inizialmente una fase territoriale di valutazione del virus. Oggi sappiamo che senza una fase territoriale adeguata non possiamo contrastare un’epidemia come questa. Servono pertanto degli interventi territoriali per prendere in carico la patologia già in fase precoce. Individuare tempestivamente asintomatici ed oligosintomatici con tamponi, e prenderli in carico anche farmacologicamente già dal domicilio.

Questo significa che è necessaria una stretta connessione tra territorio e ospedale. Ciò che abbiamo sofferto è stata la mancanza di questa integrazione. In quest’ultimo mese abbiamo avuto la dimostrazione concreta di quanto questa sia realmente utile. E’ venuta a mancare pertanto un‘uniformità di risposta nel sistema Sanitario che particolarmente nelle maxi emergenze che colpiscono l’intero territorio deve essere elemento essenziale per garantire uguali trattamenti e sicurezze delle cure a tutti i cittadini italiani Tutto questo dimostra concretamente l’importanza di un corretto approccio al Risk management che deve essere gestito in modo corretto tramite i suoi strumenti di analisi oltre che per l’attività ordinaria anche per tutti gli eventi straordinari quali appunto le pandemie.
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